Si è concluso a Pralormo il progetto Nisaba

PRALORMO – Fare la spesa, andare in farmacia, prendere un autobus. Azioni di routine quotidiana. Ma non sempre è così. Quando tutto dev’essere tradotto in un’altra lingua ecco arrivare le difficoltà.  Venerdì scorso si è svolto, a Torino, l’evento finale di Nisaba il progetto finanziato dall’Unione Europea e dal Ministero dell’Interno, attraverso il Fami (Fondo Migrazione e Integrazione 2014-2020), nato con l’obiettivo di creare dei percorsi di formazione, rivolti a cittadini stranieri residenti in Italia, finalizzati all’apprendimento della lingua italiana e all’acquisizione di competenze chiave di cittadinanza, oltre a concorrere al miglioramento delle capacità di adeguamento dell’uso della lingua al contesto lavorativo.

Capofila del progetto è EnAIP Piemonte, in partnership con Fondazione Casa di Carità Arti e Mestieri, CFIQ, Formazione 80, CPIA3 Torino e CPIA5 Torino, che hanno realizzato, su tutto il territorio regionale, 64 corsi di formazione, rivolti a 633 cittadini/e stranieri/e in particolari situazioni di disagio.  Durante la giornata sono state portate le testimonianze di alcuni dei protagonisti dei percorsi realizzati tra cui quella a Pralormo, che ha visto la partecipazione di donne provenienti dai Paesi Terzi residenti nei Comuni di Pralormo, Poirino e Santena ed ha potuto contare sulla collaborazione di numerosi attori, tra cui il Cssac, Consorzio dei servizi socio-assistenziali del Chierese, il Comune di Pralormo e l’oratorio parrocchiale di Pralormo.

«La difficoltà di integrazione nasce soprattutto da una difficoltà di comunicazione – spiega Alessia Perrone consigliera di Santena con delega all’immigrazione e tutor nel corso di Pralormo – L’esperienza sul campo ci porta a capire quanto talvolta si possano creare delle situazioni di emarginazione e disagio proprio per la difficoltà che queste persone, sopratutto le donne che non lavorano, hanno nello svolgere anche le azioni più semplici della quotidianità».

Attraverso il racconto della docente, Daniela Esposito, della tutor, Alessia Perrone, e dalla referente del CSSAC, Tiziana Tosatto, i presenti hanno potuto conoscere e apprezzare le positività del corso:

«Il coinvolgimento dei vari soggetti pubblici e privati che costituiscono la Rete Territoriale del Chierese ha permesso la realizzazione delle attività – spiega Tosatto – In primo luogo c’è stato l’impegno del Consorzio con gli operatori del Distretto che hanno partecipato alla progettazione degli interventi, poi il Comune di Pralormo ha dato la sua disponibilità a sperimentare la proposta, l’Asl To5 ha messo a disposizione i referenti dei reparti per la visita guidata, la Parrocchia e il volontariato hanno collaborato affinchè si realizzasse il percorso, la scuola ha diffuso alle famiglie l’iniziativa. L’Enaip, attraverso Carmelina Nicola, ha colto le indicazioni degli Enti, i bisogni delle allieve dimostrando flessibilità e attenzione nello svolgimento delle attività». 

Quello di Pralormo è uno dei 64 corsi realizzati in Piemonte che hanno coinvolto 633 persone in prevalenza donne. Ma non sono tanto i numeri a rendere particolarmente interessante questo progetto quanto l’approccio metodologico: «Si tratta di un progetto sperimentale di formazione linguistica e di cittadinanza pensato per stranieri facenti parti di fasce particolarmente deboli e con bassa scolarità – prosegue Tosatto – Da qui la decisione di insegnare loro la lingua italiana e i loro diritti non dal punto di vista generico ma nella specificità dei loro bisogni».

Lezioni fuori aula quindi immerse nella realtà del contesto socio-culturale in cui erano inseriti i corsi: «Siamo andate a fare la spesa, in farmacia, abbiamo preso un pullman – riporta Perrone – Dei veri e propri percorsi di cittadinanza. Anche le lezioni in aula si sono fondate sull’imparare attraverso il fare». 

Un percorso nato per migliorare oltre la conoscenza linguistica, primo elemento per sentirsi parte di un Paese, la sicurezza di sé: «Le donne sono state perciò incoraggiate ad usare le conoscenze linguistiche come strumento per acquisire una vera competenza comunicativa – esemplifica Perrone – A Pralormo è stato interessante notare come l’isolamento, di persone residenti in Italia da anni, ma bloccate dalla mancanza di conoscenza della lingua, sia andato man mano scemando»

Nisaba, nonostante sia stata un’esperienza limitata nel tempo, si è quindi rivelato un percorso umano sia per i docenti sia per gli allievi. Concludono Tosatto e Perrone con un suggerimento: «Dovrebbe trasformarsi in una metodologia di lavoro applicata in tutti i corsi rivolti ai cittadini stranieri affinché l’insegnamento della lingua sia inteso come comunicazione e non soltanto come sistema di regole, sperimentando i metodi didattici». 

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